L’ultimo saluto a Geeta Iyengar

Il 16 Dicembre 2018 si è spenta Geeta Iyengar, la figlia del nostro indimenticato Maestro.
La ricordiamo attraverso le parole dell’insegnante Adriana Calò, Vice Presidente della LOY, l’Associazione che in Italia promuove gli insegnamenti di B.K.S. IYENGAR.

E’ ancora vivido il ricordo di quella mattina del 16 dicembre scorso. Mi sono svegliata con l’idea che sarebbe stata una giornata tranquilla, perché era domenica e la domenica, si sa, ce la prendiamo tutti un po’ più comoda.

Meccanicamente ho guardato il cellulare, lo faccio sia per controllare l’ora sia per vedere se ci sono messaggi importanti.

Il mio Whatsapp mi avverte che ci sono 16 messaggi non letti sul gruppo, che io stessa avevo creato, per lo scambio di informazioni tra gli italiani che avrebbero partecipato all’evento creato per il Centenario di Guruji, BKS Iyengar.

Mentre mi accingo a visualizzare mi chiedo cosa possa giustificare una tale quantità di messaggi, visto che i festeggiamenti si sono chiusi il 14 e molti di noi, tra cui io, sono già in Italia.

Poi la deflagrazione nel mio cuore: Geeta è morta.

Geeta è morta? 

Ma come è possibile? Fino a qualche giorno prima aveva condotto le sue lezioni di fronte ad una folla di quasi 1.300 persone con la forza di una leonessa ed ora… Geeta è morta.

Cerco di riorganizzarmi le idee e comincio a scrollare Facebook in cerca di non so cosa, la rivelazione che si tratti di una fake news, non lo so nemmeno io.

Trovo solo i messaggi di cordoglio che amici italiani e stranieri postano sulle proprie pagine.

Geeta stava male, si sa. Lei stessa pochi giorni prima ironizzando su quanti pur di non impegnarsi a fondo nella pratica snocciolano il rosario delle loro malattie ci aveva confidato che il suo fisico aveva sempre sofferto a causa di un disturbo al tessuto connettivo e ai suoi annosi problemi ai reni.

Questo non lo aveva detto ma a tuo ciò si era aggiunto il diabete, tanto grave da paventare l’amputazione di un piede qualche tempo fa, cosa che si era risolta con l’amputazione di due dita soltanto.

Inoltre aveva molto sofferto per la morte del padre, che era anche il suo Guru.

Ricordo chiaramente cosa avevo detto qualche giorno prima durante una delle sue lezioni, commentando con piacevole sorpresa e ammirazione l’energia con la quale da quella sedia sul palco ci teneva tutti in riga, senza perdere un colpo:- Se l’hanno prossimo c’è un’altra commemorazione del genere e insegna Geeta si viene a Puna a dicembre, eh!-

Lo aveva detto che il suo desiderio più grande era riuscire ad arrivare alle celebrazioni per il Centenario di Guruji, poi avrebbe anche potuto andarsene. E così è stato.

Sono state due settimane impegnative per lei perché, a parte le lezioni, nei pomeriggi presenziava a riunioni con le varie Associazioni nazionali che avevano chiesto di essere ricevute, soprattutto per ridiscutere le direttive giunte sulle nuove regole per Formazioni di insegnanti di Iyengar Yoga.

Pratico Iyengar Yoga da vent’anni ed ho sempre provato una profonda ammirazione per il mio Maestro, B.K.S. Iyengar, ma, ora posso dirlo, Geeta mi arrivava di più al cuore.

Entrambi mi incutevano timore. Ricordo la tensione che avevo addosso quando nella Sala grande dell’Istituto a lezione mi capitava di stare proprio di fronte a lei, la paura di sbagliare e di essere additata di fronte a tutti come l’esempio da non seguire.

Ma Geeta mi emozionava. 
Gabriella Giubilaro quel giorno ha scritto sul gruppo: – Abbiamo perso una grande mamma -.

Geeta in molte occasioni mi ha fatto venire i lacrimoni agli occhi per quella sua inaspettata dolcezza che sapeva tirare fuori e che arrivava proprio come la carezza di una mamma dopo, magari, un rimprovero.

Ricordo i festeggiamenti per il suo 60esimo compleanno a Puna quando, salutando tutti noi che al suo passaggio ci inchinavamo ai suoi piedi, alla maniera indiana, ci esortava:- Praticate, continuate a praticare!

E ricordo la tenerezza che suscitò in me quando a Colonia, parlando della difficoltà che abbiamo noi tutti nel conciliare la pratica con la nostra quotidianità ci spiegò che anche per lei era la stessa cosa, precisando che anche per lei essere lì con noi aveva significato doversi organizzare relativamente al prendersi cura del padre già novantenne: aveva dovuto, per così dire, lasciare le consegne alla sorella. 

Che bella sensazione aveva suscitato nella mia fantasia l’immaginarmi non l’insegnante Geeta, ma l’essere umano Geeta che prima di andare via si preoccupa di minimizzare gli effetti della sua assenza (come una qualunque di noi direbbe “Ti ho lasciato la lasagna a porzioni nel freezer”)!

Sapeva essere anche ironica Geeta. Proprio così: sapeva essere anche divertente Geeta quando faceva battute sugli stereotipi riguardo lo Yoga e su certi atteggiamenti di noi studenti nei confronti della pratica.

Sapeva anche “fare le facce” Geeta.

Tutto questo era Geeta Iyengar. Una vita interamente dedicata non solo allo Yoga, ma soprattutto all’insegnamento dello Yoga, senza risparmiarsi fino all’ultimo.

Direi che nell’approccio allo Yoga Prashant è Jnana marga, o via della conoscenza, Guruji era il Karma marga, la via dell’azione, mentre Geeta era la Bhakti marga, la via della devozione.

Devozione assoluta alla trasmissione dello Yoga, finalizzato soprattutto ad aiutare gli altri ed al diffondere gli insegnamenti di Guruji.

L’insegnamento era la sua vita. Lo aveva dimostrato proprio negli ultimi giorni a Puna, quando dalla Geeta affaticata anche nel parlare del primo giorno si era progressivamente trasformata, lezione dopo lezione, nella Geeta che tutti conoscevamo, quella che di fronte ad un’immensa platea riusciva ad individuare il più piccolo errore: – Ehi, tu! Maglietta verde in terza fila!

Me la voglio ricordare con due delle sue ultime frasi al Balewadi di Puna.

Una, congedandosi da noi dopo averci informato che dal giorno dopo avrebbe insegnato lei: – I’ll torture you (vi torturerò)! E tutti giù a ridere, lei per prima.

L’altra, in risposta ad una domanda di Abhijata, riguardo i suoi sentimenti per gli studenti che hanno in lei un punto di riferimento: – Yes, I definitley love you.

Om Shanti, Geetaji.

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