La coerenza cardiaca (ovvero il cuore lo sa) e lo Yoga

Gli Yoga Sutra di Patanjali trovano riscontro e conferma nei recenti studi medici riguardanti il cuore e la “coerenza cardiaca”.

Mi sono imbattuta in Internet su un’intervista rilasciata da un importante medico cardiologo che parlava della coerenza cardiaca, su cui sta lavorando la moderna scienza medica. E lì la mia memoria ha riportato a galla il fatto che a dicembre 2019, ancora ignara che di lì a poco raggiungere l’India sarebbe stato impossibile a causa del COVID, mi trovavo a Puna dove, durante una lezione Prashant Iyengar ha detto che tutti gli organi del corpo umano possono essere “heartized”, ovvero “cuorizzati” (Prashant è noto per la sua capacità coniare nuove parole).

Si tratta solo di un neologismo da “figli dei fiori”? In realtà le parole di Prashant hanno un fondamento scientifico.

Fino a poco tempo fa si pensava che il corpo umano fosse controllato dal cervello; adesso invece le neuroscienze ci dicono che noi siamo formati da sistemi biologici che comunicano incessantemente fra di loro, accordati in una sinfonia da parte di un direttore d’orchestra, che è il cuore. Il vecchio modello della piramide del cervello che comanda sul corpo è ormai superato e l’idea che gli altri organi possano essere “cuorizzati” assume una rilevanza diversa.

E’ stato dimostrato che l’analisi della varianza del battito cardiaco ci può indicare sia la capacità degli organi di comunicare in modo armonico, sia l’equilibrio tra i nostri due sistemi nervosi, il simpatico e parasimpatico. Chiaramente più i nostri due sistemi comunicano fra di loro e appaiono flessibili, più ci troviamo in uno stato di salute; per converso meno questi due sistemi comunicano tra di loro e sono più rigidi più ci troviamo in uno stato di disequilibrio.

Molto interessanti sono gli studi dell’ “HeartMath” in California che sono arrivati a valutare quanto i nostri organi funzionino “in fase” ovvero in armonia, esattamente come possono funzionare dei pendoli che vengono catturati dal pendolo più potente e cominciano ad oscillare in maniera armonica.

In questo ente di ricerca americano gli studiosi sono stati in grado di dimostrare che le emozioni di alte vibrazioni, come per esempio la gioia, la gratitudine, la felicità e la serenità portano ad uno stato di coerenza dell’onda, cioè delle onde sinuose e regolari. Dall’altra parte emozioni quali ad esempio la rabbia, la frustrazione e l’odio portano ad uno schema d’onda completamente disordinato. Questo è rilevabile attraverso un semplice macchinario che con un sensore posto sull’orecchio della persona analizza la quantità di coerenza più o meno elevata all’interno dell’organismo.

Un cervello dentro al cuore

Quando una persona raggiunge la sua massima coerenza si dice che i suoi organi stanno funzionando “in fase” e il paziente riesce ad entrare nello stato di coerenza cardiaca, che è lo stato in cui tutte le sue capacità (mentali, fisiche e psichiche) sono espresse alla massima potenza.

Nel libro “Usare il cervello del cuore” di Annie Marquier l’autrice ci spiega che all’interno del nostro cuore esiste un cervello, chiamato “il cervello del cuore” per l’appunto, che è una zona caratterizzata da 40.000 cellule nervose, la cui natura è esattamente quella delle cellule nervose che si trovano nel cervello.

La ricerca è partita dall’osservazione che trapiantati di cuore avevano dei gusti molto simili a quelli dei donatori; per esempio alcuni al risveglio dall’anestesia chiedevano di poter mangiare cose che hanno poi scoperto essere i piatti preferiti dei donatori. Questo secondo cervello può essere attivato solo in determinate condizioni, ovvero quando la nostra mente è calma, quindi le nostre onde cerebrali sono in uno stato di quiete, caratterizzato dalla presenza di onde alfa oppure theta. Quando questo avviene i nostri due emisferi sono in accordo. Questo è il momento in cui si attiva il cervello del cuore. Questo cervello del cuore a sua volta invia gli impulsi attraverso il nervo vagale che giunge direttamente nelle zone del cervello deputate al discernimento (viveka, per usare un termine che ritroviamo negli Yoga Sutra), quindi le funzioni più elevate. In questo modo vengono attivate ampie zone del nostro cervello che altrimenti noi non siamo in grado di attivare.

Un “vaccino” naturale
I benefici di questo stato di coerenza cardiaca possono essere molteplici. Innanzitutto nella nostra vita quotidiana, in quanto ci permette di avere una vita molto più serena. Se immaginiamo che la vita sia una ruota, noi possiamo avere delle fasi in cui ci troviamo in basso o in alto, ma in realtà una persona può scegliere di vivere nel centro della ruota. Raggiungere la coerenza cardiaca è proprio questo, vuol dire riuscire ad entrare nel centro di noi stessi essendo meno attaccabili dai picchi, in alto o in basso, della vita, lasciando andare (vairagya = distacco), trovando il nostro equilibrio interiore.

Questo stato di coerenza ha delle ripercussioni immediate sul nostro stato di salute perché è stato dimostrato che in caso di rabbia, per esempio, c’è un crollo immediato delle IGA, cioè delle nostre difese immunitarie. Così anche solo ricordare un episodio di rabbia produce una riduzione importante di queste immunoglobuline che ci difendono dai virus nelle prime vie aeree (pensiamo al momento presente caratterizzato dall’epidemia da Coronavirus), mentre vivere emozioni positive ci permette di produrre il doppio delle immunoglobuline.

Moltissime ricerche scientifiche al giorno d’oggi hanno dimostrato che esistono dei fattori di rischio cardiovascolare ben noti a tutti come l’ipertensione, il colesterolo alto, il fumo di sigaretta, il diabete ma nonostante il controllo di questi fattori di rischio a tutt’oggi la mortalità cardiovascolare rappresenta la prima causa di morte nel mondo. Questo avviene perché in effetti sembra che esistano dei fattori di rischio che noi ancora non abbiamo capito o non abbiamo studiato per bene. In realtà già diversi studi hanno dimostrato che per esempio i pazienti che hanno subito un infarto e che hanno un atteggiamento rabbioso hanno un maggior rischio di avere un secondo infarto, così come i pazienti portatori di defibrillatore automatico affetti da sindrome da stress post-traumatico, che li porta ad avere sentimenti negativi, avvertono scariche elettriche del defibrillatore cinque volte più spesso degli altri pazienti non affetti. Riuscire ad insegnare ai pazienti affetti da patologie cardiovascolari la coerenza cardiaca può portare ad un netto miglioramento della loro salute, ad una diminuzione dell’uso dei farmaci e conseguentemente della spesa sanitaria, che in questo momento in cui alcune strutture sanitarie hanno rischiato il collasso è molto importante.

Una recente scoperta medica che Patanjali già sapeva moltissimi secoli fa

Ricordiamoci che il cervello è un organo dualistico, caratteristica insita nel suo ruolo di analisi, cioè valutare il bene il male, il giusto e lo sbagliato, mentre nel cuore esiste solo l’uno: nel cuore gli opposti si compenetrano. I valori del cuore uniscono a differenza dei valori del cervello che tendono alla separazione.

E questo è proprio quello che dice Patanjali in II, 48:

tatah dvandvah abnabhighatah

Da questo punto in poi il sadhaka non è più disturbato dalle dualità

Questo è il fine ultimo dello Yoga, l’unità, l’eka. La pratica dello Yoga, dunque, è la maniera per arrivare a questo stato di coerenza cardiaca, un metodo già praticato millenni prima delle scoperte dei cardiologi americani: la scienza comincia incontrare la spiritualità.

Capire come il cuore ed il cervello possano lavorare insieme può cambiare il nostro stato di salute ed in definitiva la nostra vita.

Il cuore viene anche visto nella filosofia tantrica come punto di connessione tra lo spirito (tre chakra superiori) e la materia materia (tre chakra inferiori). Il cuore, quindi, è il punto di contatto tra ciò che in alto e ciò che è in basso.

Dal punto di visa scientifico si è visto che quando si è in coerenza cardiaca il campo elettromagnetico prodotto dal cuore si espande e diventa rilevabile fino ad una distanza di 3 metri.

Quando raggiungiamo quello stato di armonia siamo nel momento in cui tutte le nostre cellule lavorano e collaborano all’unisono e questo vuol dire farci avere una visione del mondo completamente nuova, una visione in cui non c’è più competizione, ma solo collaborazione.

Questa integrazione cuore/cervello viene anche chiamata samyama da Patanjali e viene commentata così dal Maestro B.K.S. Iyengar: “Nel momento in cui cominciamo a sentire che siamo integrati, non si vede più la differenza tra testa e cuore. Questa è la prima esperienza che vive il praticante.” Secondo Guruji è con lo Yoga che si riesce a far in modo che cervello e cuore vivano in armonia.

Gli effetti dello Yoga

La pratica dello Yoga e della meditazione ci portano a cambiare le onde del nostro cervello, le chitta vritti per tornare a Patanjali. Abbandoniamo la mente analitica, entriamo in uno stato di onde Alfa e se continuiamo arriviamo alle onde Theta. Qui diminuisce l’attività nella corteccia, la sede dell’identificazione con l’IO, e trascendiamo i limiti dell’Io e del nostro corpo, diventiamo pura coscienza.

Le varie parti del cervello entrano in armonia.

Ho spesso sentito il maestro Iyengar parlare dell’armonia che grazia alla pratica si instaura tra le 4 aree del cervello, quella frontale (vitarka), quella posteriore (vicara), la base (ananda) e la sommità (asmita), di cui parla Patanjali.

In questo senso le posizioni Yoga che in maniera più specifica permettono al cuore di assumere il comando e “cuorizzare” tutti gli altri organi sono le posizioni capovolte, in cui, sovvertendo l’ordine, si sovraordina il cuore rispetto al cervello e si riesce a vivere nel cuore e non nella testa. Per chi non può praticare a lungo Sirsasana un ottimo sostituto è il Viparita Dandasana eseguito sul panchetto.

Verso una società migliore

Che bello sarebbe se noi riuscissimo ad insegnare già nelle scuole la capacità di gestire le proprie mozioni, di poterle osservare, di poter avere la capacità scegliere quali emozioni vivere! Sarebbe uno passo avanti verso una società migliore.

E che bello sarebbe se potessimo imparare da come le nostre cellule si organizzano all’interno del nostro corpo. Noi siamo fatti da 50 trilioni di cellule che hanno scelto di vivere in un unico organismo, il nostro corpo, che è una società altamente evoluta. Dovremmo avere la capacità d prendere spunto da come funziona il nostro organismo-società, dove anche la più piccola cellula ha la sua importanza, per il benessere di tutto l’organismo stesso.

Nessuna cellula in un organismo sano si arrabbia o vuole fare il compito di un’altra, ma, anzi, svolge al meglio il suo lavoro perché sa che è per il benessere di tutti.

Se tornassimo agli insegnamenti dello Yoga e di Patanjali potremmo avere una nuova umanità fatta di persone coerenti ed emozionalmente stabili. Se, inoltre, ogni persona puntasse esclusivamente la propria attenzione al raggiungimento del proprio stato di coerenza potremmo vivere in un mondo veramente sano, in cui i valori del cuore vengono accolti dal cervello come valori prioritari. Noi siamo luce e ombra allo stesso tempo, ma entrambe sono accolte nel nostro cuore e nel momento in cui noi saremo tutti in grado di capire questo ciò ci sarà la vera evoluzione dell’umanità.

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